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LA PLUSDOTAZIONE 
Luana  Prencipe – laureanda in Psicologia – Univ. “G. D’annunzio” – Chieti

UN PAGLIACCIO PLUSDOTATO
Il regista guardava i suoi compagni di lavoro, i suoi cameraman. Stava per mettere su pellicola reale ciò che fino a quel momento era solo presente nella pellicola della sua mente. Non voleva solo raccontare una storia, non sarebbe servito a niente. Voleva tramandarla, come solitamente si fa con un valore, con un credo, con un pezzo di storia passata. Voleva, anche solo per un attimo, sottrarre il suo pubblico dalle vicissitudini quotidiane e immergerlo in una nuova vita,  in modo da assaporare, sentire ciò che era suo. Ed è  con questo spirito che il regista urlò: “Camera 1 pronta”?

Cam 1: Pronta!

Reg.: Bene!! Camera 2?

Cam 2: Si!

Reg: Luci?

Luci: Qui è tutto predisposto!

Reg.: Voci fuori campo?

V.F.C.: Microfonati e pronti a partire!

Reg.: Benissimo! 3…2…1 …CIAK si GIRA!

Il buio totale. Chiudete gli occhi. Isolatevi da chiunque e da qualsiasi cosa  vi circondi. Intorno a voi, solo il bianco di pareti che non avete mai visto, provate a toccarle, sono vive. Essendo vive non sono statiche. Sentono, percepiscono, si colorano di sfumature che difficilmente si possono incontrare su una scala classica di tonalità. Ogni colore è un battito. Qualcosa sta nascendo. Voi state nascendo. Ed è così che vi ritrovate improvvisamente all’età di 4 anni. Tutto vi sembra più grande, tutto vi sembra così frenetico, ma voi siete lì, seduti a terra  a fissare il pavimento che stranamente ha delle forme estremamente particolari, mai notate prima. Ogni piastrella stabilisce un contatto con l’altra fino a formare un’intera distesa stabile su cui potersi muovere, su cui poter concentrare se stessi. Ogni piastrella è un mondo, un mondo inesplorato.

Ed è per questo che avete iniziato ad addentrarvi. L’immensità di quello spazio non vi spaventa, vi incuriosisce. Potete sentire le vostre mani muoversi liberamente, le vostre piccole gambe scalpitare spedite in quel regno dove voi sicuramente siete eroi. Ma è la luce che proviene da una finestra che vi attira facendovi conoscere lo scintillio degli oggetti invasi da quel fulgore. Non sapete perché tutto brilla, ma avete capito che quel risplendere è una risposta. Scintillano a quella luce che gli avvolge. E’ una considerazione da grandi ma ancora non lo sapete. Volete essere lì, volete brillare anche voi.

Allora, allungate una mano per immergerla in quello spazio splendente così da percepire il calore. Avete già provato quella sensazione prima ma questa volta è diverso. E’ più forte, più vera, più tangibile, più cosciente.  Anche la vostra mano sta brillando e rispondendo, sembra che risplenda quasi per cortesia. E’ proprio in questo momento che capite: io esisto.  Le sfumature che vi hanno portato lì cambiano forma, colore e direzione, spostandovi verso un nuovo inizio. Ed eccovi, primo giorno di scuola. Quei colori che vi hanno portato fin qui però erano più vividi, più accesi, più lucenti. Le sfumature erano più marcate, le tonalità più armoniose che mai.

Vi sentite stimolati e non vedete l’ora di sedervi tra quei banchi, infondo dall’asilo siete andati via prima, per noia. Il tempo passa. Conoscete quella che ora è la vostra realtà, approcciandovi alla prima vera forma di competitività: accalappiarsi la simpatia delle maestre, primeggiare tra gli altri membri della classe per essere considerati, non essere messi da parte, prendere parte ai lavori extrascolastici, integrarvi, ma a voi poco importa di tutto questo. Siete lì, per conoscere e scoprire qualcosa di nuovo che vi alimenti. Voi questo lo sapete, ma gli altri?  Vi sentite euforici, è il momento di controllare il lavoro fatto a casa. Siete entusiasti di ciò che avete prodotto, siete soddisfatti di voi ma vi rendete conto che la maestra non la pensa così. Con una penna rossa scrive qualcosa sul vostro quaderno e dopo averlo chiuso ve lo restituisce.

Cosa può essere andato storto? Avete eseguito tutto quello che vi era stato richiesto, l’avete curato in ogni dettaglio, in ogni piccolezza. Aprite il quaderno e leggete qualcosa che inizierà a condizionarvi la vita: “Disegno ben eseguito da mamma e papà.”

“No! Non può essere!” – state pensando! <<STOOOOP!!>>

Fermiamoci qui per un attimo, riflettiamo un po’. Voi, come vi sareste sentiti? Cosa avreste provato se un lavoro a cui avete donato dedizione, venga accreditato a qualcun altro? Se tutto ciò in cui avete riposto tanta fiducia ed euforia si sgretolasse da un momento all’altro? Troppe sensazioni da gestire, vero? Delusione, rabbia, infelicità, umiliazione. Ora prendete questa bella sfera emotiva e inseritela in un bambino di 6 anni, poi aggiungete un pizzico di svalutazione del bambino, 3 grammi di incomprensione da parte delle maestre e voilà…. Il danno è fatto.  Ma vediamo come è andata a finire…

<<CIACK si GIRA>> I compagni intorno non aiutano. Prendendo  coscienza di ciò che è successo, incominciano sprezzanti a ridere. Ma voi siete lì, incapaci di comprendere la motivazione di quella scritta. Quel disegno l’avete fatto voi, ma forse siete gli unici a crederlo. Fatto sta che nessuno è pronto ad ascoltarvi, e poi, a cosa servirebbe parlare? Le vostre sfumature incominciano ad indebolirsi, i vostri occhi si spengono. Avete appena conosciuto la delusione, solo che ancora non lo sapete perché continuate a giustificare quella maestra per il suo errore. “ Non ha capito. Succede.” – pensate ma vicende simili poi si sono susseguite nei giorni.

Si sono accentuate considerando che ora non solo le vostre capacità di disegno sono screditate, questa cosa si è praticamente ampliata a macchia d’olio sull’intero rendimento scolastico fino al giorno in cui vi è stato posto davanti un foglio bianco e una matita. Una sola richiesta: “Se davvero sei in grado, disegna qui e ora.” Il rifiuto per quella matita, per quel foglio, per quel volto inquisitore.

Un solo desiderio, tornare a casa ma non potete. I secondi passano, e i sogghigni intorno si fanno accentuati, allora prendete quella matita e l’appoggiate sul foglio. Incominciate a tracciare delle linee. Al momento non vi importa cosa state disegnando purché esca qualcosa di ottimo. Nella mente tante domande che sembrano non trovare risposta. Sembrano non avere risposta. A lavoro finito vi ritrovate il disegno di un pagliaccio. Siete soddisfatti del vostro lavoro considerando che è servito a far scendere il silenzio intorno e successivamente a far raccogliere i complimenti dei compagni. Ebbene sì, solo dei compagni e non della maestra. Nessuno poteva sapere e capire che probabilmente era così che vi sentivate, un pagliaccio. Quel giorno non lo dimenticherete mai pur avendo 6 anni.

Ed è qui che il regista fece cadere il sipario. Non c’era più nulla da vedere, ma solo tante cose da provare e tante sensazioni da comprendere. Meglio farlo in silenzio.

E’ questo che accade quando si incontra la plusdotazione inconsapevolmente. Si incorre nell’errore di pensare: “È solo un bambino”, senza conoscere e interessarsi davvero a quel bambino, a quali fattori caratterizzino ciò che è e ciò che potrebbe diventare con i giusti mezzi. I plusdotati o “children gite” sono bambini con particolari abilità o che dimostrano di avere competenze e capacità superiori ai bambini della stessa età. Spesso però il loro talento non viene riconosciuto e stimolato a causa l’incompetenza scolastica che non è in grado di riconoscerli. Questa mancata identificazione spesso si trasforma in discriminazione e incomprensione da parte di coloro che dovrebbero essere i promotori dello sviluppo e della crescita dal momento che non è raro, purtroppo, che questi bambini vengano considerati iperattivi, autistici (spesso si cade nell’erronea diagnosi di Autismo di Angelman) o affetti da qualche tipo di disagio, a cui si cerca di rimediare con cure mediche superflue ed inopportune. L’istituzione scolastica cade nell’errore di individuare determinate caratteristiche intellettive a coloro che possono vantare un cammino scolastico invidiabile. La plusdotazione non deve essere confusa con la dedizione costante allo studio che porta in linea di massima a dei risultati scolastici ottimi. Al contrario, i children gifted si mostrano svogliati, annoiati e disattenti durante le lezioni dal momento che “ i bambini plusdotati arrivano più velocemente dei loro coetanei alla fine di un processo mentale. Poi ‘spengono’ l’attenzione, si distraggono, si annoiano, diventano enigmatici e impossibili da capire agli occhi di noi adulti.”- spiega Rosa Angela Fabio (cattedra di Psicologia Generale all’Università di Messina ed esperta di plusdotazione). Se le loro capacità non vengono riconosciute, finiscono per sentirsi isolati, incompresi e feriti nella loro autostima, con gravi conseguenze per il loro sviluppo e un alto rischio di abbandono della scuola.

I bambini plusdotati rendono al massimo nei contesti che sentono stimolanti, quindi è fondamentale motivarli e comprenderli. Se le capacità del bambino plusdotato non vengono riconosciute e apprezzate dalla famiglia e dalla scuola, si origina un conflitto tra il bambino e il suo ambiente difficile da gestire.

“Il profitto non ne ha risentito troppo, ma ad un certo punto della mia vita ho gridato

interiormente: Basta!”- dice Stefano, ragazzo plusdotato “e da allora non sono riuscito più a combinare granché con lo studio. Ho iniziato a fissarmi sul fatto che dovevo sempre prendere il massimo dei voti negli esami, studiando però pochissimo (la cosa per la verità non mi è neanche risultata troppo difficile), e mi sono ritrovato a coltivare una pigrizia mentale sempre più marcata. In realtà ho scoperto poi che non si trattava di pura “accidia” (come l’avrebbe definita Petrarca), bensì di una sorta di incompatibilità tra i percorsi scolastici e la mia individualità. Fin da piccolissimo ho sempre mostrato delle attitudini matematiche molto spiccate. All’età di 5/6 anni ero già in grado di risolvere problemi per le scuole medie e così via. Trovavo la scuola incredibilmente noiosa e non riuscivo ad ammazzare il tempo che mi separava dalla campanella e dalla fuga verso la libertà di pensiero.”

“In Italia sono 8 su 100 i bambini che rischiano di ritrovarsi emarginati dai coetanei o costantemente rimproverati da insegnanti e genitori perché troppo precoci, e quindi strani, disattenti, iperattivi, polemici e perfino ansiosi – afferma Anna Maria Roncoroni ( neuropsicologa responsabile dell’Italian Gifted Children Program del Mensa.) Quando questi bambini vengono classificati come iperattivi, la strada è quella delle visite psichiatriche e degli psicofarmaci. Anche se il talento viene riconosciuto, dice Roncoroni, la situazione è comunque critica. Secondo un’indagine tedesca, l’Italia è l’unico paese sviluppato in cui non esiste un regolamento scolastico o uno strumento legislativo che definisca le modalità di inserimento per gli studenti plusdotati. Bisogna far sì che questi bambini possano esprimere le loro capacità, possano imparare e sviluppare le loro potenzialità con stimoli costanti, anche con attività extrascolastiche.

“Noi non siamo a favore delle classi differenziate ma siamo per la valorizzazione delle risorse che già ci sono e per la creazione di occasioni in cui i ragazzi plusdotati possano ‘sfogare’ le loro capacità.”- conclude Roncoroni. Ognuno di questi bambini plusdotati possiede uno specifico talento o un’abilità sopra la media che necessita di un supporto per migliorare il proprio livello di competenza. Einstein stesso disse che i suoi risultati sono stati il frutto di anni e anni di preparazione. Nulla nasce per caso. L’estrema sensibilità che caratterizza questi soggetti, li porta a vivere in maniera amplificata tutto ciò che accade nelle loro vite, facendo sì che essi considerino episodi di discriminazione, anche sporadici o superficiali, come piccoli traumi. Non è difficile, dunque, che diventi realtà una vita tristemente isolata e solitaria, sintomatologia di un malessere interiore, nonostante la storia ci insegna grazie alla biografia di personaggi illustri, quanto facilmente una genialità non riconosciuta possa essere scambiata per pigrizia o superficialità. L’unico modo per evitare simili problemi, è portare avanti le ricerche in questo campo per sviluppare strumenti e metodologie sempre nuove con cui affrontare le difficoltà di apprendimento e relazionali dei bambini con intelligenza superiore alla media.

Associazioni come “Eurotalent”, ad esempio, lavorano proprio per riuscire a trasformare creatività e talento in grandi opportunità e fare in modo che non diventino invece causa di insopportabili disagi. I genitori vengono aiutati ad individuare in maniera specifica le abilità del loro bambino, per elaborare le strategie di apprendimento attraverso cui svilupparle adeguatamente.

La neonata “Rete Ulisse”, prevede di garantire mezzi e risorse per la plusdotazione in Italia ed in Europa. E’ stata realizzata nell’ambito del progetto “Tutti diversi/tutti uguali”, attivato dall’Università Bocconi.

Dopo un seminario introduttivo presso l’Università milanese, verrà presentato un corso di formazione biennale per insegnanti, in cui i membri dell’AISTAP collaboreranno con docenti ed esperti di psicologia evolutiva dell’Università olandese di Nijmegen.

Seguire e sviluppare tali iniziative può aiutare ad evitare che esperienze come quella di Margherita (mamma di un bambino plusdotato) continuino a verificarsi:

“Nostro figlio é stato riconosciuto come PD in seconda. Solo dopo la nostra insistenza abbiamo avuto un esame. I docenti non credevano, non vedevano. Ci facevano sentire in colpa e ci dicevano di lasciare tranquillo il bambino. Non avevano capito niente. Pregiudizi come: “Bisogna anche stare senza fare niente”, “Bisogna rinforzare le conoscenze”, ecc … nascondevano solo una burocratica e continuata somministrazione di schede per tutto l’anno (chiaramente troppo facili e quindi tediose per lui). Insomma, imperava il solito pregiudizio che sono i genitori a pompare i bambini … E poi l’esame, il QI, a loro grande sorpresa (dei docenti) … “però scrive male ed é pure disordinato”.

SFATIAMO UN PO’ DI MITI:

    Mito: I plusdotati non hanno bisogno di alcun aiuto, perché possono cavarsela da soli.

Realtà: ogni individuo che possiede uno specifico talento o anche un’abilità generale sopra la media, ha bisogno di un certo supporto per migliorare il proprio livello di competenza. Immaginiamo un grande atleta che però non si alleni a dovere e con il necessario impegno. Malgrado il suo talento non otterrà mai grandi risultati. Einstein stesso disse che i suoi risultati sono stati il frutto di anni e anni di preparazione. Nulla nasce per caso.

    Mito: i bambini plusdotati dovrebbero amare la scuola, affrontarla con entusiasmo e prendere bei voti.

Realtà: in alcuni casi è così, ma in altri invece no, in quanto dipende dal livello di coinvolgimento dei ragazzi nelle attività scolastiche, dal grado di interesse che dimostrano per i diversi argomenti e dall’ambiente, che può favorire od ostacolare l’apprendimento. Inoltre, il problema dell’underachievement esiste e non può essere ignorato.

    Mito: i plusdotati sono bravi in tutto quello che fanno.

Realtà: alcuni ragazzi plusdotati sono bravi in molte aree del sapere, come ad esempio i ragazzi con talento accademico. Altri invece hanno un talento specifico che interessa solo un’area o una materia (matematica, scienze, scrittura, pittura, etc.). Questa seconda categoria di studenti potrebbe rimanere nascosta se non viene data loro la possibilità di mostrare ed esprimere il loro talento, nel modo a loro più congeniale. Tutti noi ricordiamo la storia di personaggi famosi, che solo dopo l’età dell’adolescenza sono riusciti ad esprimere il loro potenziale. La creatività, ad esempio, richiede la possibilità di sperimentare e di esprimere concetti conosciuti con parole nuove o concetti nuovi con parole già note. Tutto questo non sempre viene apprezzato, perché la tendenza all’omologazione, soprattutto nella scuola, è molto forte.

    Mito: agli insegnanti piace avere degli studenti plusdotati in classe.

Realtà: dipende molto dagli insegnanti stessi. A volte, il talento dimostrato da questi ragazzi viene utilizzato in classe dagli insegnanti in maniera positiva e costruttiva, altre volte invece no.

I plusdotati possono creare qualche problema, perché fanno molte domande e sono molto richiestivi, ma non sempre gli insegnanti hanno il tempo o la possibilità di rispondere e soddisfare tutte le loro curiosità o anche di preparare del materiale differenziato specifico per loro.

    Mito: tutti i plusdotati hanno delle difficoltà nell’adattarsi alla scuola e a stringere amicizia con i compagni.

Realtà: la maggior parte dei plusdotati non hanno problemi a scuola o nel fare amicizia con i coetanei, ma negli Stati Uniti, ad esempio, si calcola che vi sia un 20%-25% di plusdotati che non riescono ad inserirsi a scuola, manifestando problemi di tipo emotivo o relazionale (rispetto alla popolazione normale, l’incidenza è doppia). Nella nostra stessa piccola esperienza abbiamo riscontrato alcuni di loro hanno, in effetti, delle difficoltà e vanno aiutati a superarle.

    Mito: i plusdotati non si sentono diversi dagli altri se nessuno glielo dice.

Realtà: non è così, perché essi percepiscono di essere diversi dagli altri. Non migliori o peggiori, ma solo diversi.

    Mito: questi ragazzi hanno bisogno di essere sempre impegnati in nuove sfide altrimenti si impigriscono.

Realtà: non è proprio così. Non conta tanto la quantità degli stimoli ma la loro qualità. Inoltre, un’iper-stimolazione è sempre e comunque dannosa: è quindi necessario seguire le inclinazioni di ogni bambino ed i suoi naturali ritmi di apprendimento, senza forzarlo.

    Mito: questo bambino non può essere plusdotato perché ha un disturbo di apprendimento.

Realtà: vi è una speciale categoria di soggetti chiamati “twice exceptional” ossia “doppiamente eccezionali”, in cui coesistono una forma di disabilità e un talento. I ricercatori hanno visto che può essere più difficile, per gli insegnanti o i genitori, associare alcuni disturbi di apprendimento come la dislessia, la discalculia o l’iperattività con la plusdotazione. Inoltre, anche la diagnosi può essere ritardata a causa di un effetto compensatorio che tende a mascherare il problema, ritardando quindi l’intervento di sostegno o di aiuto.

(Consulenza: Anna Maria Roncoroni, psicologa del dipartimento di psicologia dell’Università di Pavia, corrispondente italiana dell’European council for High Ability, www.roncoroni.eu)

Come si possono riconoscere i bambini plusdotati?

“Non esiste una risposta unica e definitiva – spiega la psicologa – perché vi può essere il bambino che dimostra sin da piccolo di avere doti particolari (a tre anni già è in grado di leggere. Ha facilità nell’apprendere le parole, ha un linguaggio ricco ed articolato, conosce già i numeri. E’ curioso, fa mille domande, etc.) oppure vi è quel bambino che solo all’epoca dell’ingresso a scuola comincia a scoprire di amare la lettura, si apre al mondo e dimostra di saper apprendere ad una velocità veramente inusuale. Oppure il bambino molto creativo può avere delle difficoltà ad uniformarsi ai canoni della scuola, o quello molto timido può non emergere ma nascondersi, sviluppando i propri interessi al di fuori dall’ambito scolastico.

Tengo a precisare un aspetto a mio parere estremamente importante. Che si tratti di plusdotazione di tipo scientifica,  matematica o artistica, qui si parla in primo luogo di bambini. Ognuno di loro ha un proprio mondo, cerchiamo di entrarci con delicatezza, senza disturbare, poi accomodiamoci, e solo se loro vorranno, iniziamoci a giocare. Cresceranno loro, cresceremo noi, ma soprattutto, cresceremo insieme. In tal maniera un domani qualche altro regista potrà raccontare un altro tipo di storia, una storia che parlerà di come qualcuno, chinandosi, porse la sua mano ad un bambino dicendo: Parlami di te.

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